Trovato in: http://www.teleura.com/article/articleprint/34/-1/4/
È allarme per il ritardo accumulato dalle imprese italiane nel campo delle tecnologie di informazione, la cui adozione è condizione necessaria al rilancio della competitività dell'economia nazionale e, in particolare, delle piccole e medie imprese. La possibile via d'uscita rappresentata dal software Open Source.
| Voci diverse per un unico grido di allarme
Il lamento del Ministro Stanca sull'“avarizia” delle imprese italiane in termini di innovazione tecnologica, viene confermato da più parti. L'Università Bocconi evidenzia che il 70% delle aziende italiane non ha adottato applicazioni in rete perché le ritiene “inutili”; l'Università di Harvard pone l'Italia al 25/mo posto nella classifica dei paesi più tecnologicamente avanzati; l'Eurispes segnala che il processo di informatizzazione, in Italia, è partito “con le marce basse”; la Confcommercio denuncia lo scarso interesse delle imprese italiane del terziario nei confronti delle tecnologie informatiche e di rete; la Assinform, rileva che nel corso del 2002 è diminuita la domanda di tecnologie da parte delle imprese in proporzione inversa alle dimensioni; la Federcomin afferma che l'Italia è penultima in Europa nell'adozione del commercio elettronico; la An@SIN nota come la maggioranza delle realtà imprenditoriali - e in particolare le Pmi - non abbia compreso appieno le potenzialità delle nuove tecnologie; infine, la Banca di Italia stima in 7-8 anni il ritardo digitale dell' Italia nei confronti degli Usa, mentre la Commissione Europea assegna all'Italia un indice negativo (dietro di lei solo la Grecia e il Portogallo) nell'”indice sintetico di innovazione”, un indice analitico che misura lo scostamento alla media Ue dei paesi europei, degli Stati Uniti e del Giappone con riferimento a 17 indicatori base di innovazione. |
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