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Gestione dei contenuti: l'alternativa Open Source

L'atteso predominio dei sistemi di Content Management proprietari, per lungo tempo appannaggio esclusivo di grandi aziende in grado di allocare budget milionari, è ben lungi dall'essersi avverato. L'efficacia dell'alternativa rappresentata dai sistemi per la gestione dei contenuti basati sul software a sorgente aperta (Open Source), che garantiscono costi di licenza pari a zero, maggiore flessibilità (grazie all'accessibilità dei codici sorgente), ed estrema affidabilità, oltre ad essere testimoniata dalle migliaia di aziende che li hanno adottati in tutto il mondo, è ora riconosciuta anche dai più autorevoli enti di ricerca.

Si è molto dibattuto, a partire dalla fine degli anni '90, sulla maggiore o minore convenienza derivante dall'acquisto di uno dei numerosi sistemi proprietari di Content Management (CM), quelli offerti, per intenderci, da aziende blasonate come Broadvision, Vignette ed anche Microsoft (per non citarne che alcune), rispetto alla scelta di sviluppare internamente (o far sviluppare da consulenti esterni indipendenti) soluzioni personalizzate, basate su tecnologie Open Source.

Se, in un primo momento, la maggior parte degli analisti tendeva a pensare che le soluzioni proprietarie avrebbero finito per dominare il settore, più di recente, tale opinione è mutata radicalmente.

Le prime avvisaglie del cambio di orientamento si sono avute nel 2001 con la pubblicazione di un rapporto, da parte di Forrester Research, che giudicava "immaturi" i sistemi di Content Management proprietari, affermando che nessuno di essi era in grado di dare risposte adeguate alle esigenze dei propri clienti.

Sono seguite, nello stesso anno, le dichiarazioni di Alan Pelz-Sharpe, VP of Research & Consulting per il Nord America della Ovum, secondo il quale i pacchetti proprietari "molto spesso non offrono alcun vantaggio alle aziende" che, nella maggior parte dei casi, si ritrovano con sistemi sovradimensionati rispetto alle proprie esigenze reali e tuttavia incompleti in termini di funzionalità effettivamente necessarie.

Il quadro è stato completato da Jupiter Media Matrix, che ha dichiarato, in un rapporto pubblicato nel 2002, che "una soluzione di Web Content Management sviluppata internamente è spesso la scelta giusta". Gli analisti della società di ricerca statunitense hanno stigmatizzato, fra le altre cose, gli alti costi delle soluzioni proprietarie (si parla di importi a sei o sette cifre), dovuti anche a "esigenze di mantenimento tecnico esorbitanti", concludendo che tali sistemi possono essere la scelta giusta solo per siti veramente molto grandi come, per esempio, "una grande catena alberghiera con più di 700 hotel in tutto il mondo, ognuno con il proprio sito web e contenuti differenziati su base locale".

I punti di forza dell'Open Source

Il pinguino Tux, logo ufficiale di Linux
Una delle conseguenze del grande successo riscosso dal modello Open Source, e del conseguente attestarsi di Linux al secondo posto (secondo dati forniti da IDC) nella graduatoria dei sistemi operativi server, e di Apache al primo posto nel mercato dei web server, è stato il proliferare di sistemi di Content Management Open Source. Sistemi diversi per caratteristiche funzionali e ambiente di programmazione, ma accomunati dal fatto di poter essere copiati, utilizzati e modificati liberamente senza dover sostenere spese di licenza e consentendo quindi di riservare gli investimenti allo sviluppo di soluzioni personalizzate ed ai servizi di integrazione, laddove la struttura di costo dei sistemi proprietari comporta un considerevole investimento iniziale per l'acquisto della licenza e costi aggiuntivi almeno altrettanto considerevoli per lo sviluppo delle soluzioni personalizzate e dei servizi di integrazione, che rimangono comunque indispensabili (secondo le stime di Jupiter Media Matrix, essi possono essere pari a sei volte il costo della licenza base).

Ma non è questo l'unico punto di forza delle soluzioni Open Source, anche se, a prima vista può apparire come il più eclatante.

Il movimento Open Source, infatti, non è nato sulla base di considerazioni meramente economiche, ma è scaturito, piuttosto, dalla convinzione che la disponibilità del codice sorgente rappresenti un fattore decisivo per la realizzazione di applicazioni più flessibili e affidabili e garantisca una maggiore qualità del software: nel momento in cui un'applicazione e le successive modifiche e migliorie vengono rese pubbliche esse sono immediatamente sottoposte al vaglio di una comunità internazionale di sviluppatori, indipendenti o meno, rendendo estremamente veloce la correzione degli errori e sottoponendo ogni singola applicazione ad una sorta di selezione darwiniana che porterà inevitabilmente al sopravvivere delle soluzioni migliori, in assenza di condizionamenti riconducibili ad azioni di marketing o a posizioni di mercato dominanti.

È assai improbabile che un singolo gruppo di sviluppatori che debba farsi carico dello sviluppo e del mantenimento di una applicazione caratterizzata da un certo livello di complessità possa disporre di una forza paragonabile a quella costituita dalla comunità Open Source ed è questo uno dei motivi che ha spinto giganti dell'informatica come IBM, Compaq e Sun ad adottare questo modello di sviluppo.

Secondo le valutazioni di Jupiter Media Matrix, la base installata di sistemi CM sviluppati internamente è destinata a raddoppiare entro il 2004, ed è ragionevole pensare che le soluzioni CM basate su tecnologie Open Source, grazie alla qualità che le contraddistingue e poiché consentono alle aziende di pianificare accuratamente i propri investimenti tecnologici sulla base dei propri obiettivi di business a breve e medio termine, costituiscano già oggi la quota più significativa del mercato del Content Management.




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