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Mamma, ho cablato la baita

Colletta. Tra vecchie mura di pietra e alta tecnologia, nasce in Liguria la prima «cybercity» italiana

C'era un architetto ligure che, in vent'anni di pazienza, aveva acquistato quasi tutti i ruderi del paese. C'era un'immobiliare pronta a ristrutturare tutto in blocco. C'era una cordata di investitori disposti a finanziare l'impresa. E Saggini ha collocato su tanto potenziale l'innesco di un'idea innovativa: allestire un ambiente autenticamente medievale e nello stesso tempo interamente cablato in fibra ottica.
ROBERTO BERETTA
nostro inviato

COLLETTA DI CASTELBIANCO (Sv). Al cittadino non far provare / quant'è chic labaita col software. Sarà mania, sarà passione, sarà forse un po' moda. Ma è anche un bel posto sul serio, questa cittadella tecnologica dell'entroterra ligure. L'hanno ribattezzata «televillaggio», «cyberCity», «borgodeglieremitihitech», «nido delle aquile solitarie» e «paradiso del telelavoro»... Del resto, ormai Colletta di Castelbianco gode di una rassegna stampa alta così: e mica solo in italiano. Questo è il «villaggio virtuale», letteralmente parlando, e sono venuti da ogni dove per scoprire se il sogno s' è fatto pietra davvero: stare in campagna e nello stesso tempo lavorare al massimo e multimediale livello concesso dalla tecnologia.

È la fuga dalla città e dai suoi stress, ma senza i sensi di colpa legati ad ogni fuga. È il contemptus mundi tante volte teorizzato, epperò lasciandosi dietro un'uscita di sicurezza digitale. Infostrade & carrugi, Colletta (320 metri sul livello del mar Ligure, che sta una dozzina di chilometri a valle) è un ben strano organismo: ha la pelle ruvida del Medioevo e il sistema circolatorio del Tremila. Fuori tutta pietra grigia e beole sui tetti, ma sotto le viuzze dai nomi in dialetto scorrono nervi duttilissimi in fibra ottica.

Tv satellitare centralizzata. Accesso Internet ad alta velocità e senza modem. Rete telefonica Isdn predisposta per video-conferenze. Sistema cordless «di villaggio», con caselle di messaggistica vocaIe.'Web server' di proprietà. Possibilità di Intranet, televisione interattiva, telesorveglianza, videotelefono... E pensare che, meno di 10 anni fa, questa era una frazione spopolata della pre-Riviera, un solo abitante (ma abusivo) senza luce né acqua. Colletta, nella Val Pennavaira alle spalle di Albenga, è infatti uno dei quattro nuclei che costituiscono Castelbianco: comune con duemila abitanti negli anni Quaranta e oggi dissanguato dall'emigrazione - solo 256.

«Negli anni del boom, quando gli standard abitativi si sono elevati, la gente se n'è andata: occupando uno stretto crinale di monte, infatti, il borgo non poteva espandersi. Ma questa è stata anche la fortuna di Colletta, che così è rimasta quella che era nel medioevo». Valerio Saggini parla dalla ciassetta, la piazzuola che sarebbe il centro di questo microcosmo di stanze incastrate e sovrapposte come scatolette, e non è più grande di due utilitarie. È stato lui, giovane alessandrino con diploma Dams, e la sua società di telematica uno dei principali artefici della «nuova» Colletta.

C'era un architetto ligure che, in vent'anni di pazienza, aveva acquistato quasi tutti i ruderi del paese. C'era un'immobiliare pronta a ristrutturare tutto in blocco. C'era una cordata di investitori disposti a finanziare l'impresa. E Saggini ha collocato su tanto potenziale l'innesco di un'idea innovativa: allestire un ambiente autenticamente medievale e nello stesso tempo interamente cablato in fibra ottica. È nata quindi una società ad hoc, è stato coinvolto un architetto di fama come Giancarlo De Carlo (quello che ha «rifatto» Urbino), la Telecom ha ammodernato gli obsoleti impianti della valle, al progetto s'e confezionato un vestito «culturale» (contanto di convegno «Dalla pietra ai bit» e relativo lancio massmediale). E Colletta ha preso quota.
Oggi sull'ex borgo abbandonato gira ancora la gru (il restauro delle 60 unità abitative sarà completato entro l'anno), ma i risultati del lifting si vedono: eccome. Beninteso, nessuno ha stirato le rughe dei vecchi edifici in pietra non intonacata - che danno anzi il fascinodel rustico -, però sono state ripristinate le parti cadenti, completati gli impianti, terminate le parti comuni. Finezze: l'architetto ha voluto che ogni muro fosse ricostruito da un artigiano diverso, in modo che si vedesse la differenza tra le «mani», e ha disegnato personalmente i serramenti che ora -verniciati in tinte pastello e sottolineati da una cornice bianca - costituiscono la «firma» mediterranea del villaggio. La metà degli alloggi è già stata venduta e per le ferie d'agosto i neo-proprietari sono tutti qui, a godersi la loro esclusiva cittadella; in questi giorni si tiene anzi la prima riunione condominiale: «Perché l'obiettivo è l'autogoverno del villaggio attraverso l'associazione degli abitanti».

Già da un anno s'è insediata la prima coppia di residenti fissi: un professore universitario e signora. Seguiranno un vulcanologo, un gruppo di norvegesi, diversi imprenditori di buona e anzi ottima finanza, un noto sociologo... Ma non è che 'sto posto, alla fine, diventerà il club privato di pochi, privilegiati snob? La fiducia di Saggini è inguaribile: «Credo di no. Già ora noto la vivacità dei proprietari nel partecipare alle iniziative comuni, nel suggerirne altre. E poi è il villaggio stesso che seleziona i suoi abitanti: soldi o no, chi decide di venire qui ha una certa visione della vita».

I prezzi, comunque, contano: siamo intorno ai 4 milioni al metro quadro e il nucleo abitativo più piccolo (45 mq circa)viene 100 milioni. Roba per happy few... «È vero, ma ad Alassio si vende anche a 15 milioni il metro quadro... E qui il livello di finiture e servizi è davvero elevato. Naturalmente siamo un'iniziativa commerciale, però non speculativa; se avessimo voluto guadagnarci e basta, avremmo buttato giù tutto e rifatto col cemento armato». Invece una delle scoperte inattese è quanto si sposino bene le tecniche costruttive del passato con la telematica: «La fibra ottica è una tecnologia non invasiva, leggera; così non abbiamo dovuto demolire nulla».

Ma se uno deve venire in un posto come questo per piazzarsi davanti a un computer... «No, qui si viene a godersi il panorama, il fatto che ci si possa connettere facilmente con l'ufficio a Milano o Bologna, o con le banche dati in America e a Bruxelles, è però un incentivo per restarci più a lungo. Tra i neo-collettesi, per esempio, c'è chi viaggia molto per affari, e cerca una base stabile: qui la velocità dei nuovi mezzi di comunicazione gli permette di frenare i ritmi di vita». Son sempre generi d'élite, comunque. O ci arriverà anche l'impiegato di Correggio, a un tele-lavoro così? «Per ora pochissimi possono permettersi d'abbandonare la città. Però con Internet s'apre un nuovo mondo di possibilità lavorative. Colletta spera di creare imitatori: in sè è una cosa ancora per pochi, ma l'esperimento potrebbe ripetersi altrove. Basta pensare a quanti piccoli centri spopolati ci sono in Italia: che farne, senza abbandonarli alla decadenza e neppure ridurli a vuoti musei?». Per ora, tuttavia, Colletta dovrà accontentarsi di essere unica e non solo nello Stivale, visto che esperienze del genere risultano tentate solo in Olanda (dove C'è una Digital City) e negli usa (a Telluride/Infozone, ex borgo di cercatori d'oro ora dotato di civic networking). Inoltre, l'idillio digitale ha i suoi rischi: e, se un tempo solo spesse mura bloccavano gli assalti saraceni, oggi contro i grimaldelli degli hacker (i pirati informatici) Saggini ha dovuto stendere il firewall, un filtro insuperabile a intrusioni esterne.

I servizi «condominiali» comprendono poi un caffè di villaggio, spazio giochi per bambini, sauna, lavanderia a gettone e forse un ristorante: anche questo per pochi intimi. Sulle «fasce» - le balze a terrazza già zappate da generazioni di contadini - siedono un anfiteatro all’aperto (predisposto, manco a dirlo, per «rappresentazioni virtuali») e un'azzurrissima piscina. C'è persino il progetto di una TeleColletta: Che non è la solita pay-tv, bensì una rete interna capace di integrare le immagini col Web."

Non sono previsti invece negozi, perché è stata riesumata la figura del «procaccia»: il custode-tuttofare che già nel Settecento girava per i paesi a prendere le Ordinazioni della spesa. Manca anche la cappella. O - meglio - la chiesina esiste, all’imbocco del paese, però appartiene alla parrocchia. E Saggini lancia un'offerta: «vorremmo restaurarla in stile (è l’unico edificio intonacato del paese) e poi tenerla aperta, facendoci carico della gestione. Qui non tutti sono credenti, ma un paese vero la chiesa ce l’ha».

E i vecchi abitanti di Colletta, che ne pensano? Per la festa d’insediamento dei primi residenti alcuni sono tornati, un po’, timidi un po’ curiosi. Con meraviglia hanno scoperto una centrale elettronica in quella Che fu una cucina e una parabola satellitare sul terrazzo dove facevano essiccare i pomodori. Saggini progetta per il 2000 un «festival di arte telematica» su megaschermo in diretta con New York. Ma c’ è da giurare che i locali preferiranno la sagra gastronomica di settembre: fonduta, torta verde e giri di mazurka.

[Avvenire, 19 agosto 1999]

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