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I computer riaccendono il borgo

Primi abitanti nel paese telematico

Una cordata di imprenditori piemontesi (guidata da Ottavio Riccadonna), insieme con aziende come Sivin, Teleura e con la Telecom, ha recuperato le antiche case del borgo medievale per creare un Villaggio storicamente intatto, ma dotato di televisori satellitari, collegamenti 24 ore su 24 con Internet, telefonia mobile. Insomma, vacanza e ufficio, natura e tecnologia, isolamento e vita di gruppo, solitudine e contatto costante con il mondo
ALBENGA
DAL NOSTRO INVIATO

Peccato abbiano cancellato dall'arco sopra la porta quella scritta nervosa, figlia di preoccupazione: «Casa occupata». Era un avvertimento lanciato a tutti dal vecchio Fiorenzo, l'ultimo abitante di Colletta di Castelbianco, antico borgo dell'entroterra, a una decina di chilometri da Albenga.

Quel monito, inviato a chi si apprestava ai lavori di ristrutturazione, avrebbe cucito in modo perfetto il recupero del passato e l'ambizione di acchiappare il futuro che ha guidato l'operazione immobiliare: una cordata di imprenditori piemontesi (guidata da Ottavio Riccadonna), insieme con aziende come Sivin, Teleura e con la Telecom, ha recuperato le antiche case del borgo medievale per creare un Villaggio storicamente intatto, ma dotato di televisori satellitari, collegamenti 24 ore su 24 con Internet, telefonia mobile. Insomma, vacanza e ufficio, natura e tecnologia, isolamento e vita di gruppo, solitudine e contatto costante con il mondo.

Funzionerà? Ce lo diranno i primi acquirenti, cui ieri, nel tardo pomeriggio, tra i brindisi di spumante e sangria (e il locale vermentino? e il Pigato? la tradizione, insomma?) sono state consegnate le chiavi delle1oro dimore antico-avveniristiche. Primo in ordine di tempo il vulcanologo genovese Alfredo Bezzi, deciso a trasferirsi qui per dodici mesi l'anno.

In effetti stupisce un poco, in questa giornata inaugurale e promozionale insieme, assistere a una prova di teleconferenza da una camera da letto. E' comodo, ma, secondo la compagnia, ci si può anche distrarre. Attratti dall' idea di acquistare sono soprattutto professionisti, docenti universitari, gente dell'editoria. Anche medici, che giurano però di non avere in mente visite specialistiche via Internet: «Qui si viene a lavorare, a scrivere, a preparare i congressi».

Tra scale e scalette, sono stati ricavati sessantacinque appartamenti, dal monolocale a quello più grande, per famiglia. Costano, in media, sui tre milioni e mezzo al metro quadro. A nome della società che ha rilevato le case, le ha riattate e dotate di tecnologie, spiega Valerio Saggini: «Noi siamo convinti che la tecnologia non è un fine ma un mezzo. Abbiamo scommesso sulla possibilità di riportare qui la vita, ma fornendo tutti gli strumentI. Anche m mezzo alla natura, oggi e domani il collegamento telematico è un elemento della casa né più né meno del riscaldamento o del frigorifero».

Già, ma che ne pensano,quelli che quassù, dirimpetto a queste pareti verdi di vegetazione, ci sono vissuti prima del progetto (datato 1991) e dell'inizio dei lavori nel 1995? Ti aspetteresti qualche lacrimuccia, qualche commozione, qualche moto di disappunto di fronte, alla centrale che guida il sistema tecnologico a stella, come una irradiazione a 360 gradi. Invece no. C'è la donna che guarda la sua vecchia camera da letto e dice: «L 'hanno proprio sistemata bene. L'avessi avuta io così». E volevi anche il computer, nonnina? «Macché computer, una televisione a colori sì».

Se ne sono andati, i vecchi di Colletta di Castelbianco, contadini discesi sulla costa. Poco più in là, tenaci, resistono invece i pastori di Nasino, con il sentiero tracciato verso gli alpeggi. Da qui se ne sono andati e ora guardano con curiosità questo raffinato progetto dell’architetto Giancarlo De Carlo (suo figlio Andrea verrà qui a scrivere i romanzi?) con una punta di orgoglio. Toccano le pietre che sembrano quelle di allora: a sistemarle, a lavorare questi muri sono state squadre di albanesi, che hanno mostrato un volto ben diverso da quello violento che si vede lungo l'Aurelia della prostituzione e di Donato Bilancia.

Se ne sono andati i vecchi della Colletta ma sono saliti a comperare, o a farci un pensierino altri liguri, gli intellettuali, soprattutto, che accarezzano l'idea di un dibattito nel piccolo teatro naturale sotto il villaggio, naturalmente dotato di telecamere e collegamenti. Arrivano a vedere l' «inaugurazione» dal Piemonte, dalla Lombardia, dall'Emilia Romagna. Ma a che pensano? Davvero a Internet, che hanno anche a casa, o a questa pace, all'atmosfera datata? Ai figli da spedire a valle su moto rombanti per comperare pane e focaccia?

E' qui il rischio vero dell'operazione passato-futuro, è negli acquirenti: qualcuno vorrà venire a comperarsi il remoto angolo di concentrazione e lavoro, un luogo di pace non «scollegato dal mondo», come ha detto ai giornalisti il professor Marco Revelli, docente all’Università di Torino. Ma qualcuno, ieri, su e giù per le scale in pietra, poneva un dubbio: e se sbuca uno speculatore, che affitta poi a orde di tifosi che guardano il mondiale sul terrazzo a volume altissimo, confortati anche dal satellite? Risponde Saggini: «Direi che c’è un’autoesclusione. Non è un’offerta per ricchi speculatori, questo abbinamento richiama gente che lo capisce, che vuole la pace senza uscire dai contatti».

In mezzo alle montagne con computer, fibre ottiche attivate scendendo a patti con antiche pietre, cordless da portare a passeggio su e giù per il borgo. Chissà che direbbe il vecchio Fiorenzo, l'ultimo di Colletta, morto, quando i lavori erano
agli sgoccioli, nella sua casa. Morto tra un bicchiere e l'altro una cosa approverebbe: dove lui aveva scritto «casa occupata», per avvertire ingegneri e capomastri, oggi c'è il bar. Anche questo è rispetto, se non della storia, almeno di una storia.

[La Stampa, 15 giugno 1998]

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