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Pmi: allarme innovazione tecnologica

È allarme per il ritardo accumulato dalle imprese italiane nel campo delle tecnologie di informazione, la cui adozione è condizione necessaria al rilancio della competitività dell'economia nazionale e, in particolare, delle piccole e medie imprese. La possibile via d'uscita rappresentata dal software Open Source.

Voci diverse per un unico grido di allarme

Il lamento del Ministro Stanca sull'“avarizia” delle imprese italiane in termini di innovazione tecnologica, viene confermato da più parti. L'Università Bocconi evidenzia che il 70% delle aziende italiane non ha adottato applicazioni in rete perché le ritiene “inutili”; l'Università di Harvard pone l'Italia al 25/mo posto nella classifica dei paesi più tecnologicamente avanzati; l'Eurispes segnala che il processo di informatizzazione, in Italia, è partito “con le marce basse”; la Confcommercio denuncia lo scarso interesse delle imprese italiane del terziario nei confronti delle tecnologie informatiche e di rete; la Assinform, rileva che nel corso del 2002 è diminuita la domanda di tecnologie da parte delle imprese in proporzione inversa alle dimensioni; la Federcomin afferma che l'Italia è penultima in Europa nell'adozione del commercio elettronico; la An@SIN nota come la maggioranza delle realtà imprenditoriali - e in particolare le Pmi - non abbia compreso appieno le potenzialità delle nuove tecnologie; infine, la Banca di Italia stima in 7-8 anni il ritardo digitale dell' Italia nei confronti degli Usa, mentre la Commissione Europea assegna all'Italia un indice negativo (dietro di lei solo la Grecia e il Portogallo) nell'”indice sintetico di innovazione”, un indice analitico che misura lo scostamento alla media Ue dei paesi europei, degli Stati Uniti e del Giappone con riferimento a 17 indicatori base di innovazione.
La scarsa propensione delle Pmi all'investimento nell'innovazione tecnologica è stata denunciata a più riprese sia in sede istituzionale che da parte di istituti di ricerca e università (vedere box a fianco). Fra tutti, il Ministro per l'innovazione e le tecnologie Lucio Stanca ha lamentato il dato delle ''aziende italiane 'avare' di investimenti in tecnologie dell'informazione e della comunicazione”.

L'importanza di Internet come strumento di supporto alle attività d'impresa e come motore per la ripresa delle Pmi è ormai un dato acclarato nonostante la parola "Internet", a seguito dell'esagerata euforia collettiva che ha contraddistinto gli anni a cavallo tra il 1998 e il 2000, susciti talvolta diffidenza.

Ed è bene ricordare che Internet non significa soltanto commercio elettronico ma rappresenta, piuttosto, un complesso di strumenti in grado di fornire benefici in termini di aumento dell'efficienza e della produttività. Non a caso l'esecutivo Ue ha invitato i paesi membri a sostenere le Pmi favorendo il passaggio dal commercio elettronico alle cosiddette “cyber attività”, una locuzione che indica l'utilizzo degli strumenti elettronici per integrare i processi dell'impresa.

Una freddezza motivata

Tuttavia, la freddezza delle Pmi italiane nei confronti di Internet non è immotivata. Infatti, essa è spesso riconducibile a problemi reali e imputabili alle caratteristiche stesse dell'offerta del mercato Internet.

Costi di accesso

L'offerta di tale mercato è afflitta da una condizione di squilibrio dovuta alla presenza, da una parte, di soluzioni software proprietarie estremamente costose ma del tutto inadeguate - in quanto ampiamente sovradimensionate - alle esigenze reali della maggior parte delle aziende e, dall'altra, di operatori che, pur presentandosi come fornitori di soluzioni Internet, non sono dotati delle competenze tecnologiche necessarie a realizzare qualcosa che vada al di là del classico sito "brochure", di scarsa o nulla utilità e, di conseguenza, antieconomico in termini di rapporto costi/benefici.

Costi di personalizzazione, aggiornamento e mantenimento

Oltre agli investimenti iniziali necessari all’acquisizione della soluzione, è necessario sobbarcarsi costi ulteriori per la personalizzazione, l’aggiornamento delle licenze ed il mantenimento del software. Secondo le stime di Jupiter Media Metrix, i costi relativi a questo voci possono raggiungere un ammontare pari a 6 volte il costo della licenza base.

Comunicazione indeguata

La presentazione dei prodotti e delle soluzioni Internet è spesso afflitta e resa inefficace dall’abuso di espressioni inglesi, acronimi e termini tecnici di difficile comprensione da parte dei non addetti ai lavori. Il risultato è che Internet viene spesso percepito come qualcosa di lontano dalle esigenze reali degli imprenditori, che stentano a capire perché dovrebbero investire in tecnologie delle quali non comprendono i benefici.

L'alternativa Open Source


Una possibile via d’uscita da questa impasse è rappresentata dal software Open Source (si veda il nostro articolo di approfondimento) il quale, comportando costi di accesso estremamente bassi (non esistono costi di licenza), permette di focalizzare gli investimenti sulla personalizzazione delle applicazioni sulla base di un'analisi delle esigenze reali dell’impresa specifica. Il che consente di dotarsi di soluzioni Internet efficaci, opportunamente dimensionate sugli obiettivi di business a breve e medio termine, mantenendo i costi sotto controllo e distribuendo gli investimenti nel tempo.

L'efficacia del software Open Source è stata recentemente riconosciuta anche dal Ministro per l'innovazione e le tecnologie Lucio Stanca che, preso atto delle conclusioni della "Indagine conoscitiva sul software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione", condotta da una commissione ministeriale promossa nel gennaio scorso, ha dichiarato che l'open source e' ''un fenomeno significativo nel quadro dello sviluppo delle tecnologie dell'informatica e delle comunicazioni".

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