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Ritorno al futuro
A prima vista sembra un borgo medievale addormentato ma in realtà è un paese cibernetico finora unico nel suo genere. Infatti attraverso gli spessi muri in pietra moderni cavi in fibra ottica trasportano dati ad alta velocità in ogni parte del mondo. Ognuna delle 60 case è dotata di collegamento Internet diretto. Senza modem e senza costi telefonici gli abitanti, per meno di 400.000 lire all’anno, possono navigare quanto vogliono. Possono organizzare video-conferenze e sono già pronti anche in vista di future nuove tecnologie di comunicazione quali il video-on-demand e la televisione interattiva. Esiste un unico sistema telefonico mobile, un Voice-Mail, e un impianto televisivo via satellite. Il paese, che si trova in Liguria, a un’ora da Genova e due da Torino, è il primo esempio di paese telematico in Europa continentale. “Televillages – il futuro è in campagna”, titolava recentemente l’informatore di Bonn “2000 X” e profetizzava un boom dei paesi High-Tech. Da tempo infatti gli analisti di tendenza osservano una crisi delle città, dove il crescente anonimato a cui è costretto il singolo e l’inquinamento ambientale hanno ridotto la qualità della vita. All’avanguardia riguardo ai villaggi telematici è la Gran Bretagna. Qui esistono già 150 paesi situati in tranquille zone di campagna ma in collegamento diretto con il mondo. Nel Galles, per esempio, l’ex centro minerario di Crickhowell è stato trasformato in un televillaggio. Il comune spera in tal modo di favorire la crescita economica, in quanto i telelavoratori sono in genere molto qualificati: lavorano nei settori della gestione, elaborazione dati, amministrazione, consulenza come anche nella ricerca e sviluppo. In Germania esistono già 800.000 posti di telelavoro e il Ministero per l’Economia e la Tecnologia ha calcolato un potenziale di telejobs oscillante tra due a quattro milioni. In Germania la parola chiave è “telelavoro a giorni alterni”: un paio di giorni alla settimana i telelavoratori lavorano in ufficio, gli altri giorni a casa. Questo non solo permetterebbe ai singoli di godere di maggiori spazi di autonomia ma consentirebbe anche di lavorare più concentrati, affermano i sostenitori del lavoro a distanza che apprezzano l’eliminazione della separazione tra il lavoro e la vita privata. Gli oppositori sottolineano invece il pericolo dell’isolamento sociale. Gli abitanti di Colletta sono finora principalmente pendolari telematici. Ole Wiig, architetto norvegese, dice che per lui è assolutamente uguale elaborare un progetto di concorso a Colletta o nel suo ufficio di Oslo. Il professionista cinquantaduenne risiede nel paese telematico italiano in cerca di ispirazione per diversi mesi all’anno. Colletta è molto di più di una località di villeggiatura con collegamento ad Internet Anche Leonardo Cesario è uno dei pionieri del telelavoro a Colletta. Per il momento l’ingegnere bolognese risiede qui principalmente per riposarsi. Il venerdì, appena tornato da uno dei suoi numerosi viaggi d’affari, sale di nuovo in auto e in tre ore raggiunge la sua seconda casa. “Qui mi sento come su un altro pianeta”, dice il 44enne. Alfredo Bezzi ha invece totalmente trasferito il suo domicilio a Colletta. Professore di geologia presso l’università di Genova sta scrivendo insieme a un suo collega americano via Internet un libro di testo di lingua inglese per geologi. Durante l’anno accademico raggiunge Genova tre volte alla settimana in treno, dalla stazione ferroviaria di Albenga, distante circa 20 chilometri. Colletta per lui è molto di più di un luogo di villeggiatura con collegamento ad Internet. “Siamo uniti dagli stessi sentimenti” dice. L’amore per la natura, per il ripopolamento dell’antico paese come anche l’interesse per le nuove tecnologie. “Tutti noi, qui a Colletta, condividiamo una uguale visione della vita” ci dice anche Valerio Saggini. “Qui si può ritrovare il proprio tempo e sfuggire alla folle vita frenetica delle città.” È stato lui, un web-designer, ad avere l’idea di trasformare il paese abbandonato in un piccolo centro High-Tech. Ora è ancora troppo impegnato con la realizzazione del paese telematico, ma anche lui in futuro intende stabilirsi e lavorare qui. 34enne, ha studiato arte, musica e teatro a Bologna e gestisce con la moglie Stefania Belloni l’azienda Internet Teleura a Milano. Da tanto tempo sognava di vivere in campagna: poi, nel 1995 ha sentito parlare di Colletta. 30 anni fa gli ultimi abitanti avevano abbandonato il paese. A quei tempi non c’erano né acqua né corrente elettrica ed il paese si spopolò. Poi, 20 anni fa, un architetto ha incominciato a comprare diverse case con l’intento di trasformare Colletta in un luogo di villeggiatura. Ma era difficile rintracciare i proprietari pertanto alla fine rinunciò e Colletta rimase in vendita. Le caratteristiche costruttive, in uno stato di conservazione relativamente buono e risalenti al 13esimo secolo, e la posizione isolata sulla pendice di una montagna, hanno reso il paese un luogo ideale per l’esperimento High-Tech. Saggini è riuscito a convincere un gruppo di investitori privati a collaborare nella realizzazione della sua idea e nel 1996 sono incominciati i lavori di ricostruzione per i quali l’esperto di web è riuscito a coinvolgere uno dei più famosi architetti italiani, Giancarlo De Carlo. All’inizio l’architetto ottantenne si è mostrato piuttosto scettico poi però si è fatto prendere dall’entusiasmo. “È impossibile ritrovare una realtà costruttiva pari a questa” dice De Carlo. I muri esistenti sono stati consolidati, le case con servizi e riscaldamento sono state ristrutturate e dotate di cavi. Telecom Italia ha accettato di posare i più moderni cavi in fibra ottica in quella landa dimenticata da Dio. Globalmente il progetto è costato oltre 15 miliardi di lire. “Colletta è un paese unico perché è stato riportato totalmente alle condizioni originarie di borgo medioevale” dice con entusiasmo il professore di geologia Bezzi. E le strutture medioevali risultano anche essere la migliore difesa dal rischio di anonimato in un paese cibernetico, in cui ognuno rimane seduto per ore da solo davanti al suo monitor. Poi, però, gli abitanti del paese si ritrovano a passeggiare per il labirinto degli stretti vicoli, dei passaggi e delle scalinate poste necessariamente lungo le strade. Per una chiacchierata si ritrovano all’Internet-Café, nella piazza del paese, o nella piscina, in una posizione da sogno o nel proprio giardinetto. “Le relazioni sociali qui sono più strette che in città” dice Saggini, l’”inventore” del paese telematico. Sembra che Colletta consenta una nuova forma di convivenza e che i suoi abitanti siano diventati amici da tempo e siano orgogliosi del loro borgo – si sentono responsabili del suo futuro. Ma sebbene i media di tutto il mondo abbiano largamente lodato l’ambizioso progetto, finora non si è avuta l’attesa corsa di potenziali acquirenti. Solo la metà delle case – la più economica costa 250 milioni – è stata venduta. Valerio Saggini però afferma di non essere preoccupato “Colletta non è adatto a tutti” dice e aggiunge che “è il paese a cercarsi da solo i suoi abitanti.” Colletta non è certo adatto a giovani e dinamici freaks cibernetici che rincorrono un velocissimo sviluppo. È un luogo per persone che considerano le tecnologie più moderne come un mezzo per raggiungere uno scopo e non come uno scopo fine a se stesso. La rivista economica Econy ha recentemente citato Colletta come un “futuro paese museo” perché in futuro si potrà finalmente telelavorare ovunque – però è stata ingiusta verso Colletta. Perché Colletta è un pezzetto di qualità della vita, è il tentativo di creare entro mura medioevali una comunità paesana con un collegamento diretto con il mondo intero. Colletta è la simbiosi di High-Tech e High-Touch. Un passo indietro nel futuro. [Die Zeit, 26 august 1999] |
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